Caso Penati, spuntano altri sei indagati per finanziamenti illeciti

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Assemblea del consiglio della Regione Lombardia

L’ex presidente della Provincia di Milano del Partito Democratico ed ex vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, Filippo Penati, è stato iscritto nel registro degli indagati lo scorso 20 luglio per concussione, finanziamento illecito e corruzione in merito a presunte tangenti intascate sulla riqualificazione dell’ex Area Falck di Sesto San Giovanni grazie alle accuse dell’imprenditore Piero Di Caterina e dell’immobiliarista Giuseppe Pasini. L’ex sindaco ed ex braccio destro di Pierluigi Bersani è stato poi sospeso dal partito su richiesta della Commissione di garanzia del Partito Democratico nel settembre scorso. Ora c’è una svolta nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Monza condotta dai pm Walter Mapelli e Franca Macchia sul “sistema Sesto” con sei nuovi indagati accusati di finanziamento illecito ai partiti.

Tra i sei nuovi indagati spicca sicuramente il nome dell’ex presidente della Banca Popolare di Milano, Massimo Ponzellini, che avrebbe finanziato con 5mila euro, sotto forma di quota associativa, la fondazione di Filippo Penati: Fare Metropoli. Questa fondazione nel giro di due anni ha incassato quasi 400mila euro. L’altro indagato è il presidente della Banca di Legnano (controllata da Bpm) Enrico Corali. Questa banca ha versato alla fondazione di Penati 10mila euro nel giugno 2009. Corali è stato poi nominato dall’ex presidente della Provincia di Milano in Expo 2015.

Nel mirino dei pm di Monza sono finiti altri due imprenditori vicini all’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema: Enrico Intini, che è anche indagato a Bari per turbativa d’asta nella sanità, e Roberto De Santis. I due imprenditori Intini e De Santis sono soci in MilanoPace, un’immobiliare che ha versato 20mila euro a Fare Metropoli. Un’altra società vicina a Intini, Servizi globali, ha versato altri 10mila euro nelle casse della fondazione di Penati. Gli altri indagati sono il presidente di Fare Metropoli Piero Rossi e il consulente della stessa fondazione Carlo Sergio Parma. Secondo gli inquirenti, loro avevano in mano tutto il sistema della contabilità dell’ente che poteva contare su un volume di 368mila euro di finanziamenti di contribuenti che sarebbero stati utili per mascherare tangenti a Penati.

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Gio 10/05/2012 da Domenico Giampetruzzi

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