Costi della politica, tutti gli sprechi delle Regioni [INCHIESTA]

Costi della politica, tutti gli sprechi delle Regioni [INCHIESTA]

sprechi pubblici regioni italiane

Gli sprechi pubblici in Italia ormai possono essere considerati all’ordine del giorno con la nostra classe politica che sperpera denaro pubblico in ogni sede istituzionale: dalla Camera dei Deputati alle Regioni. Costi della politica che mandano in bestia tutti i cittadini che non possono godere di servizi adeguati, perché spesso non ce ne sono proprio, e oltretutto devono sborsare altro denaro (sotto forma di tasse e imposte) per colmare i loro orrori. A far emergere la questione è stato lo scandalo che ha interessato la Regione Lazio, una vicenda che comunque può essere considerata solo il caso più evidente del problema, visto che esso coinvolge tutte le regioni del nostro Paese. Molti sono casi “nascosti” che non arrivano al giudizio dell’opinione pubblica, ma sono facilmente rintracciabili, se esaminiamo fino in fondo i dati della spesa pubblica determinata da Regioni e consiglieri regionali. Questi dati non possono non colpire, anche perché si tratta di soldi degli Italiani sperperati al vento.

I governatori regionali nel mirino della magistratura

  • Raffaele Lombardo
  • Giuseppe Scopelliti
  • Vasco Errani
  • Nichi Vendola
  • Renata Polverini

Il problema è aggravato dal fatto che spesso sulla questione non vengono svolti controlli adeguati in relazione alle spese dei gruppi consiliari o come spesso succede i controlli non vengono effettuati per niente. Le Regioni si trasformano in veri e propri bancomat sperperando denaro pubblico senza scontrini, fatture o ricevute poiché i regolamenti adottati dai Consigli di molte Regioni (8 su 12 analizzati dal Corriere della Sera) non prevedono ai partiti e agli stessi consiglieri regionali di giustificare le spese e di illustrarne le finalità. Bastano delle autocertificazioni, per lo più errate o fasulle, e il gioco è fatto! Tra l’altro in molte regioni c’è anche una sola persona che costituisce un gruppo e questo rende più facile lasciarsi andare agli sprechi di denaro pubblico.

Quanto ci costano le Regioni

Esaminando la situazione regione per regione, ci si accorge ad esempio che in certi casi si raggiunge un livello molto elevato di spese per gli organi costituzionali. E’ il caso per esempio della Sicilia, in cui si spendono 167,5 milioni di euro (3317 euro ogni 100 abitanti) per questa voce di spesa, a differenza di altri luoghi d’Italia, come Trento o Bolzano, in cui si spendono rispettivamente 13,1 milioni di euro (2467,1 euro ogni 100 abitanti) e 8,4 milioni di euro (1649,6 euro ogni 100 abitanti).

Molto indicativa è anche la situazione che riguarda il numero di commissioni e di giunte che troviamo nelle varie Regioni italiane. In questo caso il primato spetta al Lazio (21), seguito dalla Sicilia e dalla Lombardia (14). La regione con meno commissioni e giunte è il Molise (5).

Un’altra voce di spesa da tenere in considerazione è quella che riguarda gli studi e le consulenze. In questo caso Trento non si dimostra particolarmente virtuosa, visto che arriva ad una spesa di 5.502,1 euro ogni 100 abitanti. Sicuramente ridotte sono le spese dell’Abruzzo, con 40,9 euro ogni 100 abitanti.

Per ciò che concerne gli emolumenti del presidente della Giunta, al primo posto troviamo la Lombardia (14767), al secondo la Puglia (14595) e al Terzo la Sicilia (14192). La regione che risparmia di più in questo senso è la Toscana (7452).

Quanto ci costano i consiglieri regionali

In Italia ci sono in tutto 1.111 consiglieri regionali. Ciascuno di essi costa 743.000 euro all’anno, senza considerare le spese per il personale amministrativo di supporto. Naturalmente la situazione non è uguale per tutte le Regioni, anche se complessivamente si tratta di cifre enormi.

La situazione migliore da questo punto di vista è in Emilia Romagna, nelle Marche e nel Veneto, mentre il bilancio appare disastroso in Molise, in Sicilia, in Calabria, in Basilicata e in Piemonte. Lazio e Lombardia non se la cavano meglio.

Il record spetta al Lazio, dove ci sono 71 consiglieri distribuiti in molti gruppi, commissioni e comitati, che comportano un grandissimo spreco di soldi. I dati che emergono sono davvero allarmanti e mettono in cattiva luce il comportamento dei politici, che non sembrano fare niente per limitare le spese. Tutto è più facile anche perché non ci sono controlli oppure se ci sono come nel Lazio non vengono effettuati da società o enti esterni, ma bensì è tutta una questione interna al gruppo e l’unico tipo di controllo è la presentazione del bilancio al Co.re.co. (Comitato regionale di controllo) che ha solo un potere di verifica contabile.

Non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese sta affrontando una situazione economica piuttosto difficile. Anche per questo gli sprechi non sono ammissibili. Per risolvere la situazione occorrerebbe un atto di responsabilizzazione generale, di cui la politica in questo momento sembra davvero mancare.

La Sicilia è la regione più spendacciona

Se il caso del Lazio emerge fra gli altri, dobbiamo comunque ammettere che le altre Regioni non sono da meno. Spese folli infatti vengono registrate un po’ dappertutto e i dati a questo proposito risultano evidenti dai rendiconti 2011 dei Consigli Regionali, che mettono in luce le spese sostenute per gli stipendi dei consiglieri, i rimborsi spese, le assicurazioni e i differenti benefit di cui la classe politica regionale può godere.

Si può notare come la Sicilia da questo punto di vista riesce perfino a superare il Lazio per indennità e vitalizi, mentre ai primi posti della classifica delle spese folli troviamo regioni piccole, come Molise e Valle d’Aosta. In Sicilia ben 12 milioni e 600mila euro di fondi pubblici sono destinati ai partiti che non hanno nessun obbligo di rendicontazione. Andando più nel dettaglio della vicenda ad ogni deputato spetta 3.500 euro a cui si sommano i fondi vari per chi lavora nel gruppo.

Spese pubbliche per i gruppi consiliari

Per ciò che riguarda le spese pubbliche sostenute per i vari gruppi consiliari, emerge per il Lazio una situazione già piuttosto confusa nel 2011. Il rendiconto relativo a quest’anno infatti mostra un’unica posta di bilancio, per un totale di 52,2 milioni. Questa cifra comprende comunque anche altri costi, come le spese di rappresentanza del Presidente del Consiglio, le spese postali, quelle per la formazione, per i telefoni e per la cancelleria.

In Sicilia per le compagini del consiglio regionale si batte ogni record: 13,7 milioni nel 2011. Per la Lombardia calcolati 12,3 milioni.

Spese regionali per vitalizi e indennità

Volete sapere quanto ci costano nello specifico i vitalizi degli ex consiglieri regionali? Ecco alcuni dati che sorprendono: Sicilia (in testa alla classifica) 21 milioni all’anno, Sardegna e Lazio più di 16 milioni, Campania più di 14 milioni.

Per ciò che concerne invece le indennità i bilanci regionali non sono affatto omogenei, perché raggruppano insieme voci di spesa differenti. Volendo puntualizzare e chiarire i dati, ci si accorge che più di tutte le altre regioni spendono il Lazio, La Sicilia e la Sardegna. E’ anche per questo che Renata Polverini era intervenuta in maniera decisiva, con tagli imposti alle commissioni speciali e a quelle ordinarie.

Il Governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, che è anche il presidente della Conferenza delle Regioni, ha dichiarato che bisogna porre rimedio a quella che definisce un’urgenza puntando sulla riduzione dei costi, sulla trasparenza e soprattutto sulla terzietà dei controlli. Su questa direzione si sta muovendo anche il Governo tecnico di Mario Monti, che in quest’ultimo anno ha colpito le fasce medio-basse della popolazione con tasse e imposte stellari piuttosto di colpire i costi della politica e gli sprechi della casta. L’esecutivo dei tecnici sta valutando un intervento per frenare le spese folli e la totale anarchia delle Regioni in materia di giustificazione delle spese e delle relative finalità. Si vuole dare un segnale forte partendo dalla riduzione dei costi e dal controllo “esterno” della spesa. Venerdì prossimo il Consiglio dei ministri analizzerà i primi provvedimenti sui costi standard del federalismo fiscale.

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Mer 26/09/2012 da

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Surico michele 20 settembre 2012 20:13

Io sono dell’avviso di abolire le regioni e cioè ritornare come prima e lasciare le province che sono più vicine al cittadino.In quando le regioni si sono dimostrate un fallimento e una sorte di magna magna.

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