Elezione Presidente della Repubblica nella storia: le votazioni da De Nicola a Napolitano

Elezione Presidente della Repubblica nella storia: le votazioni da De Nicola a Napolitano

I Presidenti della Repubblica Italiana

L’Italia attende di conoscere chi sarà il dodicesimo Presidente della Repubblica. L’elezione del successore di Giorgio Napolitano è il fulcro della politica italiana, non solo oggi, con un nuovo Parlamento eletto e un Governo ancora da fare, ma anche nelle passate legislature. Come figura garante della Costituzione, massima carica dello Stato e rappresentante dell’unità del Paese, l’inquilino del Colle è a tutti gli effetti la figura più importante del panorama politico. Come repubblica parlamentare, l’Italia ha nel Presidente della Repubblica colui che tutela la divisione tra i tre poteri, assicurando il normale svolgimento della vita politica secondo le regole della democrazia. Per questo l’elezione è così importante, oggi come ieri.

  • Enrico De Nicola
  • Luigi Einaudi
  • Giovanni Gronchi
  • Antonio Segni
  • Giuseppe Saragat
  • Giovanni Leone

Iniziamo con un po’ di curiosità e dati. Il primo presidente è Enrico De Nicola che fu capo provvisorio dello Stato per la nomina dell’assemblea costituente il 1° luglio 1946 e che ricoprì la prima, seconda, terza e quinta carica dello Stato: il successore, Luigi Einaudi, fu invece il primo eletto secondo le regole dettate dalla Costituzione l’11 maggio 1948. Chi venne eletto con il maggior consenso fu Sandro Pertini che conquistò l’83,6% dei consensi (832 voti su 995); dal lato opposto c’è Giovanni Leone, eletto con il minor numero di consensi, il 52%, e la cui elezione fu la più lunga della storia repubblicana (23 scrutini in 25 giorni).

Curiosità geografica per le due maggiori regioni rappresentate, la Campania e il Piemonte, che hanno dati i natali a 3 presidenti, rispettivamente De Nicola, Leone, Napolitano ed Einaudi, Saragat e Scalfaro. L’appartenenza politica vede la maggioranza della vecchia DC con 5 presidenti (Gronchi, Segni, Leone, Cossiga e Scalfaro), 2 dal PSI (Saragat e Pertini), 2 liberali (De Nicola ed Einaudi), uno ex DS (Napolitano) e uno indipendente (Ciampi, anche se militò nello storico Partito d’Azione).

L’elezione di De Nicola
L’elezione di Enrico De Nicola è passata da una svolta fondamentale, quella dell’assemblea costituente che lo elesse, dopo un lungo lavoro diplomatico, a capo provvisorio, preferendolo a Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando. Eletto con 396 voti su 501, entrò in carica il 1° luglio 1946 ma meno di un anno dopo, il 25 giugno 1947, diede le dimissioni per motivi di salute, respinte dalla Costituente: con l’entrata in vigore della Costituzione, assunse il titolo di Presidente della Repubblica.

L’elezione di Einaudi

Luigi Einaudi è il primo presidente eletto secondo i dettami della Costituzione l’11 maggio 1948 dopo 4 scrutini e con 518 voti su 872. Il primo nome proposto da Alcide De Gasperi fu Carlo Sforza, allora ministro degli Esteri, ma era inviso alle sinistre: inoltre non prese i voti di tutti gli esponenti DC. Per questo, dopo le prime due votazioni, si decise di candidare Einaudi, incontrando anche il favore di parte della sinistra.

L’elezione di Gronchi

Da presidente della Camera a Capo dello Stato, Giovanni Gronchi venne eletto al quarto scrutinio il 29 aprile 1955 con 658 voti su 883. La DC scelse però come primo nome il presidente del Senato, Cesare Merzagora, che non riuscì a raccogliere neanche tutti i voti dei democristiani, tanto che, alla seconda votazione, Gronchi prese 127 voti dagli scudi crociati e, nella terza, anche i voti della sinistra. Amintore Fanfani tentò di dissuaderlo, ma dovete cedere e lo candidò ufficialmente: alla quarta votazione fu eletto Presidente della Repubblica. Fu lui tra l’altro a presiedere lo scrutinio: al raggiungimento del quorum, mentre leggeva il suo nome, ringraziò i deputati finendo il conteggio delle schede. Solo allora diede la parola al vicepresidente della Camera, uscendo e rientrando per la nomina.

L’elezione di Segni

Due anni e mezzo circa al Quirinale per la presidenza più breve della storia repubblicana, Antonio Segni venne eletto il 6 maggio 1962 al nono scrutinio con il 52,6% delle preferenze (443 voti su 842). La sua elezione incontrò la resistenza delle varie correnti della DC, anche se fu il solo candidato ufficiale promosso dal partito a salire al Colle. In molti puntavano alla rielezione di Gronchi e le votazioni andarano per le lunghe, tra spaccature interne fino alla fine, ottenendo il quorum con i voti del MSI e dei monarchici. Il suo settennato si interruppe il 6 dicembre 1964 quando le dimissioni volontarie vennero accettate per motivi di salute dopo un attacco di trombosi cerebrale.

L’elezione di Saragat
Ex Presidente della Costituente e primo esponente non democristiano al Colle, Giuseppe Saragat fu eletto il 28 dicembre 1964 al 21° scrutinio con il 68,9% dei voti (646 su 937). Dopo le dimissioni di Segni, la DC propose il nome di Giovanni Leone, mentre le sinistre puntarono su Saragat. La spaccatura tra i democristiani fu chiara fin dalle prime votazioni, mentre l’ex ministro degli Esteri si ritirò dalla corsa. Sotto lo scudo crociato le divisioni divennero sempre più eclatanti, mentre per le sinistre correva Pietro Nenni: Leone però non riuscì a emergere e la lotta si spostò a sinistra con Nenni sostenuto dai socialisti e Saragat dai socialdemocratici. Fu quest’ultimo a prendere anche i voti del PCI, ricucendo lo strappo interno alla sinistra.

L’elezione di Leone
Primo senatore a vita a essere eletto presidente, Giovanni Leone divenne Capo dello Stato il 29 dicembre 1971 dopo la più lunga votazione della storia repubblicana, al 23° scrutinio con 518 voti su 1008, il 52%. La sua candidatura al Colle arrivò dopo un lungo processo interno alla DC: Saragat lo nominò senatore a vita durante la presidenza e per molti fu un gesto di ringraziamento per essersi ritirato dall’elezione precedente, lasciando campo alle sinistre. Leone non godeva di molti apprezzamenti interni alla DC che presentò come primo candidato l’ex segretario Fanfani: fu solo dopo il ritiro di quest’ultimo e con i voti del MSI che si arrivò al quorum. Il suo settennato si chiuse con le dimissioni il 15 giugno 1978, due settimane prima del semestre bianco: dopo le polemiche nate sulla stampa legate allo scandalo Lockheed e in un’Italia sconvolta dalla morte di Aldo Moro, Leone si fece da parte dando l’annuncio in tv.

L’elezione di Pertini

Il presidente più amato dagli italiani, figura simbolo di uno Stato che cercava di scrollarsi il dolore e la brutalità del terrorismo, Sandro Pertini fu eletto il 9 luglio 1978 al 16° scrutinio con la più alta maggioranza della storia repubblicana con l’83,6% dei voti (832 su 995). Secondo socialista dopo Saragat ad arrivare al Quirinale, padre costituente, partigiano e antifascista, il suo nome iniziò a girare quando lo stallo tra DC con Guido Gonella e PCI con Giorgio Amendola era conclamato, con i socialisti che sostenevano Francesco De Martino. La convergenza arrivò sul nome di Pertini: il suo settennato fu il simbolo della rinascita del Paese e la sua figura rimane forse la più carismatica che sia arrivata al Colle.

L’elezione di Cossiga

Il più giovane Presidente della Repubblica e uno dei più controversi, Francesco Cossiga fu eletto il 29 giugno 1985 con il 75,4% dei voti (752 su 997) al primo scrutinio, cosa mai avvenuta nella storia della Repubblica. Presidente del Consiglio dopo una carriera politica da protagonista in molte vicende italiane, si allontanò dalla vita pubblica per 3 anni, tornando come Presidente del Senato nel 1983. La sua elezione vide la più ampia convergenza politica: Cossiga fu votato da DC, PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e dalla Sinistra Indipendente.

L’elezione di Scalfaro

Presidente della Camera e del Senato (anche se in quest’ultimo caso per poco tempo), Oscar Luigi Scalfaro venne eletto il 28 maggio 1992 al 16° scrutinio con il 66,3% dei voti (672 su 1014). In un’Italia che si avviava verso la fine della Prima Repubblica con gli scandali di Tangentopoli, la sua figura trovò il consenso dei democristiani, del PSI, dei liberali, del PDS, dei Verdi e dei Radicali, ma solo dopo lunghe diatribe tra i partiti. Tra i candidati proposti ci furono anche Gianfranco Miglio, votato dalla Lega, e Francesco Cossiga, appoggiato dal MSI.

L’elezione di Ciampi
Da governatore della Banca d’Italia ed estraneo ai partiti dopo una giovanile militanza nel Partito d’Azione, Carlo Azeglio Ciampi, venne eletto al primo scrutinio il 19 maggio 1999 conil 71,4% dei voti (707 su 990). La politica dei partiti era impegnata nella bicamerale, voluta dall’allora presidente del Consiglio, Massimo D’Alema che per il Colle cercò una convergenza con il centrodestra: Ciampi era un indipendente, anche se vicino al mondo politico del centrosinistra e dell’Ulivo, ma la sua provenienza dal mondo economico e la sua alta figura di uomo dello Stato hanno trovato una larga maggioranza, tanto che si parlò di un Ciampi bis dopo il suo settennato.

L’elezione di Napolitano
Primo esponente dell’ex PCI, allora DS, ad arrivare al Colle, Giorgio Napolitano venne eletto il 15 maggio 2006 con il 54,8% dei voti al quarto scrutinio (543 voti su 990). Il suo predecessore lo nominò senatore a vita, arrivando alla prima carica dello Stato dopo un aspro scontro tra i partiti che terminarono con la scelta della scheda bianca da parte del centrodestra, e i voti della Lega per Umberto Bossi. A votare per lui fu anche l’Udc: la reazione di Forza Italia e del Carroccio fu molto fredda tanto che Roberto Calderoli arrivò a dire di non riconoscerlo come Presidente. Il suo mandato scadrà il prossimo 15 maggio.

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Mer 17/04/2013 da in .

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