Iscritti Pd: Renzi vince col 46,7%, Cuperlo al 38,4%

Iscritti Pd: Renzi vince col 46,7%, Cuperlo al 38,4%

Candidati alle Primarie del PD

Il primo dato sulla corsa alla segreteria del PD arriva dai voti dei circoli degli iscritti al partito che vede vincere Matteo Renzi con il 46,7% dei voti, a otto punti da Gianni Cuperlo, secondo al 38,4%. Terzo Pippo Civati al 9,19%, mentre Gianni Pittella chiude con circa il 6%. I risultati, ufficializzati da Davide Zoggia, responsabile dell’organizzazione del Pd, non hanno mancato di creare polemiche: nel primo pomeriggio il comitato Cuperlo aveva sottolineato come il distacco fosse solo di quattro punti. A chiusura del voto, Cuperlo ha poi confermato la vittoria, non mancando però di lanciare un commento piuttosto velenoso nei confronti del diretto avversario. “L’impianto che Matteo Renzi propone, non apre una fase nuova, ma riproduce il ventennio che vorremmo lasciarci alle spalle“, le sue parole.

  • Matteo Renzi
  • Gianni Cuperlo
  • Giuseppe Civati

Immediati invece i ringraziamenti di Renzi che ha usato Facebook per fare i suoi ringraziamenti: “Grazie! Essere nettamente in testa anche tra gli iscritti è un risultato che in molti non si aspettavano: bene così, avanti tutta fino alle primarie aperte e libere dell’8 dicembre“.

La guerra di cifre è andata avanti nel corso della giornata, fino ai dati ufficiali e non sono mancate polemiche su sospetti e irregolarità, denunciate in primis da Civati. “Stiamo raccogliendo numerose segnalazioni di incredibili irregolarità. Il Pd rischia di uscirne completamente screditato, intervenga la commissione e sanzioni i disonesti“, sottolinea il candidato alla segreteria che cita il caso di Isernia, dove si sono registrati duecento voti in più rispetto agli iscritti al partito.

Anche Gianni Pittella, ora escluso dalla corsa (il regolamento del PD stabilisce il limite di tre candidati per la segreteria), ha rilevato alcune irregolarità, chiedendo che venga fatta chiarezza, facendo poi i complimenti ai tre rimasti in corsa. “Complimenti a Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati”, ha dichiarato Pittella. “Sono certo che sapranno confrontarsi nella seconda fase del congresso sulla base delle loro idee per il bene del Partito democratico e dell’Italia“.

La guerra di cifre tra Renzi e Cuperlo ha visto duri scontri anche in precendenza. Dopo i primi risultati provenienti dai congressi provinciali del partito, che si stanno svolgendo in tutta Italia, si fanno i conteggi. Dalla pagina Facebook Adesso partecipo, il comitato Matteo Renzi fa sapere che “su circa 50mila voti scrutinati“, il sindaco di Firenze è in netto vantaggio sugli avversari. Veidamo nel dettalgio i numeri: “Renzi 45.3%; Cuperlo 38.3%; Civati 13.4%; Pittella 3.1%“. Sul sito matteorenzi.it, invece, vengono riportati “i risultati dettagliati, verificabili circolo per circolo“. Secondo lo staff di Cuperlo, che aveva diffuso dei dati relativi a qualche giorno fa, Renzi sarebbe stato in svantaggio. Tutto questo facendo il conteggio dei candidati unitari, scelti sul territorio, ma che poi decideranno cosa fare nel caso dell’elezione del segretario del PD nazionale.

Sicuramente, fra tutti, Matteo Renzi ha un ruolo determinante, in quanto ha raccolto parecchi consensi, anche da parte di alcuni personaggi illustri del Partito Democratico. Molti sono favorevoli alla candidatura di Renzi, anche se sulla questione non mancano i disaccordi. Anche Pippo Civati non vuole affatto rinunciare alla sua corsa alla segreteria del PD in nome di Renzi.

Lo stesso Civati ha ironizzato sui consensi ricevuti dal sindaco di Firenze e Bersani, da parte sua, non vede di buon occhio l’appoggio che Dario Franceschini ha mostrato nei confronti di Renzi. Per Bersani si tratta di dare nuova vitalità alla Sinistra che, secondo il suo parere, dovrebbe rappresentare l’essenza del PD e non soltanto una sua componente. La corsa alla segreteria del PD assume anche questo aspetto: la posizione della Sinistra nell’ambito del panorama politico italiano.

I candidati

Per Epifani è esclusa la candidatura e i nomi dei papabili sono già stati scritti. Matteo Renzi, Giuseppe Civati, Gianni Cuperlo, Gianni Pittella, con quest’ultimo dato come improbabile, aleggiano sulle pagine dei giornali.

MATTEO RENZI – E’ il sindaco di Firenze. Ha sempre occupato una posizione particolare all’interno del PD. Le sue idee sono apparse a volte come piuttosto “rivoluzionarie”. Non ha occupato posizioni di rilievo all’interno del suo schieramento politico, ma le sue idee hanno sempre costituito una corrente che non a caso è stata definita renziana. Anche di recente ha manifestato la sua volontà di non sottostare ai temi proposti dal PdL e da Silvio Berlusconi. Intende dare priorità soprattutto all’accordo sul sistema elettorale. Si è schierato a favore degli imprenditori, che intende agevolare e non ostacolare, soprattutto abbassando il costo dell’energia.

matteo renzi identikit

GIUSEPPE CIVATI – E’ stato consigliere regionale della Lombardia dal 2005 al 2013. Fa parte del PD dalla sua fondazione. Dopo le dimissioni di Veltroni è risultato il secondo più votato in un sondaggio online condotto da L’Espresso, per la scelta del nuovo leader del partito. E’ considerato uno di quegli esponenti che potrebbero avere le qualità per portare avanti il ricambio generazionale del PD. Pippo Civati ha annunciato la sua candidatura, confermando la notizia in chiusura del suo meeting PolitiCamp a Reggio Emilia. Civati ha spiegato che la sua candidatura ha l’obiettivo di ricostruire il Centro-Sinistra. Lo ha spiegato anche facendo un resoconto sui social network, nei quali ha detto che sono diverse le situazioni sulle quali si deve riflettere. Ha parlato, a questo proposito, del caso di Prodi, di quello di Rodotà, dei quali si è discusso tantissimi nei mesi scorsi, ma anche della titubanza sulla questione degli F35, dell’inquinamento a Taranto e delle condizioni di Pompei.

Civati ha affermato con sicurezza: “Riportiamo con noi Sel, richiamiamo il popolo delle primarie. Se un dirigente del Pd va a una manifestazione della Fiom non si deve sentire in imbarazzo, mentre si governa con Berlusconi“. Poi si è rivolto al Presidente del Consiglio, dicendo di voler lanciare un manifesto contro il tatticismo: “Se questo va contro le larghe intese, caro Enrico, ce ne faremo una ragione“. Una riflessione anche per le correnti del Partito Democratico, che ha definito “correnti di seggiole“. Civati ha detto di volersi occupare di tutto il resto: “Basta con piccioni e pitonesse“, ha detto, lanciando delle frecciatine nei confronti di Matteo Renzi e di Daniela Santanchè.

GIANNI PITTELLA – Gianni Pittella dal 2009 è vicepresidente del Parlamento Europeo. E’ laureato in medicina ed ha ricoperto diversi ruoli in ambito regionale o comunale. Nel 1996 è stato eletto alla Camera dei Deputati, ma il suo mandato è cessato prima del tempo, perché ha deciso di proseguire l’attività politica in ambito internazionale. Nel 1999 è stato, infatti, eletto deputato al Parlamento Europeo. Questo ruolo è proseguito con l’elezione del 2004. Ha ricoperto anche il ruolo di membro della Commissione per i bilanci e della Commissione per i problemi economici e monetari, oltre che di quella temporanea sulle sfide e i mezzi finanziari dell’Unione.

GIANNI CUPERLO – Ha fatto parte anche della segreteria nazionale dei DS e si occupa dal 2001 della comunicazione del partito. Ha insegnato teoria e tecnica della comunicazione pubblica e comunicazione politica all’Università di Teramo. Nel 2006 è stato eletto alla Camera nelle liste dell’Ulivo e sempre da quell’anno è entrato a far parte della commissione politiche dell’Unione Europea.

Le correnti

Correnti PD

In linea di massima si contano tre grandi aree all’interno del PD, una d’ispirazione socialdemocratica, una cristiano-sociale e una liberale. Al loro interno le posizioni sono a loro volta diversificate, facendo riferimento a figure più o meno carismatiche. Nella prima si contano otto correnti: Riformisti e Democratici o Dalemiani, che fanno capo a Massimo D’Alema; i Veltroniani, legati a Walter Veltroni, Democratici e Socialismo guidati da Gavino Angius, la corrente Semplicemente Democratici, nata a sostegno di Dario Franceschini e che ha legami anche con l’area cristiano sociale; Vivi l’Italia che fa capo a Ignazio Marino; Insieme per il PD, nata sul web dall’adesione di iscritti e militanti.

L’area cristiano-sociale comprende gruppi che fanno capo all’ex Margherita e conta i Nuovi Popolari, di Democratici Davvero o Bindiani, vicini all’ex presidente Rosy Bindi, i TeoDem, l’area più a “destra” del partito, gli Ulivisti, vicini a Romano Prodi e i Cristiano Sociali, cattolici provenienti dagli ex DS.

L’area liberale conta i volti “nuovi” del PD con i lettiani, facenti capo a Enrico Letta, gli ex di Francesco Rutelli di Democratici Rinnovatori e Coraggiosi di Paolo Gentiloni, vicino a sua volta a Renzi, i Liberal del PD, la corrente ecologista di Ermere Realacci e i Rottamatori del sindaco di Firenze.

La premiership


In particolare è stato Matteo Renzi a parlare delle regole delle primarie. Secondo il sindaco di Firenze, chi le vince dovrà essere candidato Premier. Una possibilità che viene vista positivamente da Rosy Bindi, che si dice d’accordo a non cambiare lo statuto in base alle “convenienze politiche del momento”: “Sono d’accordo a non cambiare lo statuto. Lo statuto per un partito è un po’ quello che la Costituzione è per un Paese, non si cambia per quelle che sono le convenienze politiche del momento. Infatti io non lo avrei cambiato lo scorso anno per far partecipare Renzi alle primarie e questa volta non dovremmo cambiare lo statuto perchè non intendo ostacolare con una norma cambiata il percorso di qualche candidato, Renzi compreso“.

Ma sull’ipotesi di Renzi non si mostrano d’accordo altri esponenti del Partito Democratico, da Fabrizio Barca, che ha affermato che segretario e candidato Premier sono “mestieri diversi”, a Gianni Cuperlo. Anche Enrico Rossi ha mostrato il suo disaccordo sulla proposta di Renzi: “Non si cambia l’Italia se non si cambia il PD. Questo è il vero tema del congresso. E il partito non può essere un taxi per la Presidenza del Consiglio“. Contro l’idea di Renzi anche Vannino Chiti, che ha affermato: “Il Pd ha bisogno di cure e di impegno: per questo è indispensabile togliere dallo statuto l’automaticità tra il ruolo di segretario e quello di candidato Premier“.

La sfida per la segreteria ha messo in luce, se mai ce ne fosse stato bisogno, le tante e diverse anime del PD, le cosiddette correnti. Epifani ha già lanciato il suo grido d’allarme affinché il congresso non si trasformi in una lotta senza esclusioni di colpi, tra le varie fazioni, ma le prime avvisaglie ci sono già tutte.

Lo stesso sindaco di Firenze ha dichiarato che la sua scelta è dovuta anche alla possibilità di spiegare come si sia stancato di passare per il “monello” alla ricerca di un posto. Non gli sta più bene il suo ruolo di “ragazzo con la passione del potere”. In ogni caso ancora le possibilità sono tutte aperte. Bisognerà vedere che cosa il Partito Democratico deciderà di fare, anche per rispondere meglio alle esigenze dei militanti.

Le regole

Scontro PD

Con così tante anime e posizioni, il PD, nato da una “fusione a freddo” come lo definì Achille Occhetto, fatica e molto a rimanere unito anche in occasioni importanti. L’ultima e forse la più esemplare è stata l’elezione del nuovo Capo dello Stato: prima il fallimento della candidatura di Franco Marini e dopo, fatto ancora più grave, l’affossamento di Romano Prodi da parte di 101 parlamentari.

Le lotte interne spiegano anche i risultati altalenanti avuti dal partito nelle ultime tornate elettorali: dal 33% delle politiche del 2008 con Veltroni e la sua concezione maggioritaria, che non è comunque servito a battere Silvio Berlusconi, nonostante il miglior risultato dallo storico 33% del PCI di Enrico Berlinguer, alla non vittoria del 2013, con un 25,41% alla Camera e il 27,43% al Senato.

Una flessione di dieci punti (il PdL ha fatto peggio, ma questa è un’altra storia), ma una contemporanea vittoria alle amministrative che hanno visto il “cappotto” del PD nei 16 capoluoghi dove si è votato. In mezzo però c’è anche un calo drastico nelle amministrative del 2012 in un susseguirsi di alti e bassi continuo.

Le primarie sono poi l’altro grande terreno di scontro, specie dopo le ultime che hanno visto la riconferma di Bersani come candidato della coalizioni di centrosinistra per le politiche, con Renzi a fare da “guastafeste” all’allora segretario. Si torna oggi alle vecchie polemiche che sono indice di una concezione diversa del partito: Bersaniani e i cosiddetti Giovani Turchi di Matteo Orfini schierati a favore di regole “chiuse”, Renziani, Veltroni e D’Alema che chiedono regole aperte.

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Lun 18/11/2013 da

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